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Intervista a Mark Cooper

Venerdì 22 giugno 2018 alle ore 17,30, in occasione del quarto compleanno del cinquantesimo sito italiano Unesco (I Paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato), sarà inaugurata nelle sale del secondo piano del Castello del Monferrato la mostra a ingresso gratuito Landscape Perception, un evento di valore internazionale.

Il percorso espositivo, visitabile fino al 22 luglio, è dedicato, attraverso le fotografie di Mark Cooper, a Langhe, Roero e Monferrato, uno scrigno di ricchezze per il patrimonio naturale, artistico e culturale del Piemonte.

Durante le operazioni di allestimento della mostra l'artista ha acconsentito a rispondere ad alcune domande sul suo lavoro.

Altezze vertiginose? Ci può spiegare?
Sono conosciuto principalmente per le mie foto dall'alto ma dopo tanti anni mi sono reso conto che mi mancava il colore e negli ultimi tempi la mia ricerca muove verso il caos, il paesaggio urbano. Chi vedrà le mie opere più recenti, alle quali nella mostra sarà dedicata una piccola sezione, non penserà che siano state fatte dallo stesso artista delle altre.C'è ovviamente un filo conduttore, forse un po' schizofrenico: ho radici punk e probabilmente questa fase è un ritorno a quello che prima non potevo fare.Tornando alle foto dall'alto, ho iniziato per caso, per un lavoro legato all'edilizia. In volo con l'elicottero avrei dovuto fotografare case ma ho di fatto fotografato solo il territorio. Dal primo volo ho capito il mondo al quale appartenevo; inizialmente mi sporgevo, poi mi sono fatto togliere il portello, quindi abbiamo studiato una speciale imbragatura per fotografare in perpendicolare... Ora è da un po' che non lo faccio più ma mai dire mai. Recentemente mi piace spostarmi dal micro al macro, da vedere le cose da 1000 metri a vederle, perché no, da 5 centimetri di distanza.

Dopo aver viaggiato così tanto il Monferrato riesce a offrirle ancora stimoli dopo 25 anni?
Perché si evolve. Se uno è in volo sulle risaie, semplicemente facendo avanti e indietro cambia la luce, cambiano le prospettive. I miei lavori sono opere che immortalano l'opera dei contadini. L'agricoltore esce dal campo e io immortalo la scena. Loro nelle mie foto non ci sono quasi mai ma sono i veri protagonisti».In che modo il suo lavoro ha contribuito all'entrata del Monferrato nel prestigioso elenco dell'Unesco?«Penso che sia attraverso gli osservatori del paesaggio che sono serviti a sensibilizzare sulla bellezza che abbiamo intorno. Quando sono arrivato da queste parti 25 anni fa ho visto tante fotografie banali, non c'era sufficiente valorizzazione.

Le sue immagini sembrano così lontane dalla realtà che ci potremmo immaginare...
Sono cresciuto senza genitori. Quando, a 7 anni, mia nonna mi regalò una macchina fotografica mi disse che era una scatola magica in grado di fermare il tempo e io ho iniziato a nascondermici dietro. La fotografia può catturare la realtà ma anche l'immaginazione. Ando GIlardi (Storico della fotografia, fondatore della Fototeca Storica Nazionale) mi ha detto che sono io a decidere cosa racconta la foto. Bisogna aprire l'immaginazione, a chi guarda le mie opere chiedo di fermarsi e di usare la propria, è una questione di sentimento, io faccio mostre soprattutto per me, con quello che mi emoziona.

A Landscape Perception parteciperà anche il giovane Manuel Cazzola...
In Manuel Cazzola vedo la nuova generazione, quella di un ragazzo nato con la fotografia digitale. In lui vedo una passione che mi fa quasi commuovere, quella che avevo io ai miei inizi, dalle sue immagini questo sentimento viene fuori e io voglio dargli la possibilità di essere conosciuto, merita di essere sentito, ha un discorso dietro, ama questo territorio e usa la tecnologia per far emergere la sua visione. Tra qualche anno sarà molto noto.

 
 
 
 
 
 
Ultima Modifica: 18 Giugno 2018
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