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Museo Civico - Pinacoteca

 
 
la pianta della pinacoteca

Il percorso di visita alla Pinacoteca si articola lungo diciotto sale poste al primo piano dell'ex convento agostiniano di Santa Croce. La collezione, nata grazie alla volontà e al lascito della contessa Clara Leardi, si è costituita attraverso donazioni, acquisizioni e depositi a partire dalla seconda metà dell'Ottocento. Rappresentativa della cultura figurativa casalese, testimonia la ricchezza storico-artistica del territorio e dimostra il ruolo centrale occupato a lungo dalla città di Casale nel panorama nazionale ed internazionale.
Fanno parte della collezione opere di pittura su tela, su tavola, su vetro e su specchio; ceramiche, sculture lignee e lapidee, alcuni argenti, la raccolta di onorificenze di Giovanni Lanza, due paliotti in seta e un arazzo fiammingo: tipologie molto diverse tra loro, che coprono una arco temporale dalla fine del Trecento alla fine dell'Ottocento.

 
 
 

Le sale

 
  • Galleria del Settecento

    Il percorso di visita, organizzato su diciotto sale, inizia nella ex Corte d'Assise, oggi galleria del Settecento. In origine la galleria costituiva una delle maniche del convento su cui si aprivano le celle e la biblioteca dei frati. Quest'ala dell'edificio nell'800 diverrà sede degli uffici della Corte d'Assise.
    Tra le opere esposte si segnalano due grandi tele di Pietro Francesco Guala, artista nato a Casale nel 1698 e protagonista della cultura figurativa nella prima metà del XVIII secolo.

     

    La prima opera raffigura La disfatta degli Albigesi, bozzetto preparatorio per il grande dipinto destinato al transetto destro della chiesa cittadina di san Domenico, dove tuttora si trova. Datata al 1724, raffigura la battaglia avvenuta nel 1213 nel sud della Francia, tra le milizie cristiane inviate da papa Innocenzo III contro gli eretici albigesi. Nella versione finale dell'opera il pittore si è ritratto nelle vesti del personaggio che, in basso a sinistra, regge il cartiglio con la firma e la data della tela. Il contrasto cromatico tra i rossi-rame dei soldati e i bianchi-grigi dei cavalli richiama diversi riferimenti alla pittura lombarda, ligure ed emiliana caratteristici della prima fase pittorica del Guala.

     

    Segue Il Giudizio di Salomone, dipinto appartenente alla maniera più tarda del pittore, intorno agli anni quaranta del Settecento, quando la pennellata si fa più luminosa. Il brillante colore azzurro della veste di re Salomone, arricchita dalla morbida pelliccia, insieme alla caratteristica resa di visi e di mani paffute, nasi e guance arrossate, capelli spettinati attraverso pennellate spesse e vibranti, sono i tratti tipici dello stile di Guala. Quest'opera è una delle prime ad essere stata donata al museo all'inizio del '900 dall'ex presidente della Corte d'Appello Giovanni De Marchi.

    La sala ospita altre opere del pittore di proprietà privata, cedute in deposito temporaneo al Museo Civico.

     
  • Sala Vitta

    Particolare rilevanza ha la Sala Vitta, intitolata al banchiere ebreo d'origine casalese Giuseppe Raffaele Vitta, grande collezionista d'arte e donatore all'inizio del Novecento di parte della sua collezione al museo.

    Domina la sala il prezioso polittico su fondo oro acquistato dal banchiere Giuseppe Raffaele Vitta sul mercato antiquario lombardo e poi donato al Comune nel 1916. Attribuito ad un maestro spagnolo attivo tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo nel Regno d'Aragona, il retablo, dominato dalla Madonna in trono col Bambino al centro, presenta negli scomparti laterali a sinistra storie della vita di Maria, a destra, storie di Cristo. Lo scomparto centrale termina con una cuspide triangolare rappresentante il Giudizio Universale

     
  • Sala dello stendardo

    Sono qui esposte opere su tela e tavola che testimoniano l'ambito artistico casalese allo scadere del '400, momento in cui si afferma la supremazia della bottega lombarda di Giovan Martino Spanzotti.

    Tra le opere esposte, si segnala lo stendardo detto del Corpus Domini, attribuito ad un maestro seguace di Giovanni Martino Spanzotti e datato intorno al 1500. La tela, realizzata con fasce di lino cucite insieme e bordate con una fascia rossa sfrangiata e ricamata, è dipinta su entrambi i lati. Lo stendardo processionale apparteneva alla compagnia casalese del Santissimo Sacramento a cui erano affiliati i familiari del maestro Spanzotti.

     
  • Sala moncalveschi

    Si trovano qui esposte le opere dei pittori che seguirono la maniera del Moncalvo, soprannome del prolifico pittore Guglielmo Caccia, protagonista in tutto il Monferrato nel periodo della Controriforma. Sono esposti esempi della pittura di Giorgio Alberini, alessandrino, suo stretto collaboratore e due opere della figlia, suor Orsola Maddalena Caccia.

    Oltre a queste anche un'interessante Allegoria della Musica di Angelica Bottera. Si tratta dell'unica opera autografa della pittrice casalese Angelica Bottera, eseguita in età giovanile. La pittrice entrò poi nel convento delle Orsoline di Moncalvo, dove continuò a dipingere (il monastero fu fondato dal pittore Guglielmo Caccia e condizione fondamentale per essere accettate era proprio la virtù nella pittura come si evince dal contratto che le giovani firmavano prima di entrare nel suddetto convento). Il dipinto mostra un probabile ritratto della pittrice in veste di Santa Cecilia, protettrice della musica. Da notare l'impegno con il quale la giovane si ritrae agghindata con gioielli, fiori e abito di seta. Lo sguardo indagatore e allusivo, inserisce il ritratto nella tipologia del ritratto psicologico.

     
  • Sala dei caravaggeschi

    L'opera più significativa di questa sala, non a caso scelta come immagine simbolo del museo, è l'Autoritratto del casalese Niccolò Musso, piccola tela che testimonia l'originalità dell'artista nel quadro piemontese dell'epoca e il suo ruolo di primo piano nella pittura del Seicento, sebbene  ci rimangano soltanto undici opere. Appartenente alla collezione privata della nobile famiglia casalese dei Mossi, è riferita al periodo giovanile dell'artista, forse agli anni in cui Musso si trova a Roma, nel primo decennio del '600, a contatto diretto con le novità della pittura del Caravaggio. Il giovane pittore si ritrae di tre quarti su un fondo scuro uniforme mentre regge la tavolozza e i pennelli; il suo sguardo, teso e penetrante, denota la piena consapevolezza del suo ruolo di artista.

     
  • Salone Vitoli

    Il grande Salone detto del Vitoli prende il nome dall'architetto spoletino Agostino Vitoli che nel 1787 ne progetta la ristrutturazione su commissione dei padri agostiniani. Si tratta dello stesso architetto che cura la ricostruzione e decorazione del Teatro Municipale di Casale, prospiciente piazza Castello.

     

    Tra i ritratti qui esposti che ricordano i principali protagonisti della storia casalese dell'Ottocento, spicca quello della Contessa Clara Leardi che, alla morte del figlio, ne aveva realizzato i desideri: trasformare in lascito caritativo i beni di famiglia. Il ritratto venne eseguito su commissione della Scuola di Carità a cui la Leardi aveva lasciato in eredità la somma di lire 75.000. Si tratta di un ritratto a figura intera: l'effigiata è rappresentata seduta, all'interno di una stanza, i cui unici elementi d'arredo sono il drappo che copre il tavolo e un tappeto. L'assoluta neutralità del fondo contribuisce a concentrare lo sguardo sulla figura della donna, esaltandone la monumentalità.
    Il Pagliano esperto ritrattista, si era cimentato spesso nel ritratto celebrativo, sottolineando la massa del corpo senza trascurare la psicologia del modello. La Contessa sembra colta nella sua quotidianità, che si traduce nel gesto familiare dell'apertura della scatola. Vivace e reale è il ritratto, accentuato dalla asimmetria dello sguardo e del volto che elimina qualsiasi genericità dell'immagine.

     
  • Sala del Risorgimento

    Sono qui esposti i dipinti dedicati a fatti e a personaggi che hanno reso possibile l'Unità d'Italia, tra cui i ritratti di Giuseppe Garibaldi di Elauterio Pagliano, di Vittorio Emanuele II e Camillo Cavour, entrambi dipinti da Eliseo Sala.

     

    Tra questi, anche una tela di Giuseppe Reina, Ammonizione ai piccoli contrabbandieri, donato al Comune di Casale Monferrato dal Ministero dell'Interno nel 1865. Il dipinto rappresenta un soldato seduto che rimprovera due piccoli contrabbandieri in lacrime, egli ha scoperto ciò che trasportavano nel paniere, in maniera illecita. L'opera è assai vicina ai modi di Domenico Induno, maestro del Reina.L'artista sottolinea l'aspetto patetico dei bambini in lacrime, vestiti di cenci sullo sfondo di un ampio paesaggio. Quest'ultimo e la presenza rassicurante dell'uomo, che ha un fare decisamente paterno, rendono più dolce la piccola tragedia.

     
  • Galleria dell'Ottocento

    Protagoniste della Sala sono un gruppo di opere di Angelo Morbelli, depositate dagli eredi del pittore alessandrino. L'artista, noto divisionista con Pellizza da Volpedo e Giovanni Segantini, ebbe uno stretto legame con la città di Casale e soprattutto con la tenuta di famiglia ancora esistente a Colma di Rosignano Monferrato;  fu qui che cercò di raggiungere la pienezza dell'en plein air e compì le sperimentazioni della tecnica del colore scomposto.

    Testimone della sua attività presso il Pio Istituto Trivulzio è l'opera intitolata Scia chi... Fastidi!, in cui Morbelli indaga il rapporto di sentimenti e affetti che si creava a volte fra i vecchi ricoverati. Il disegno è estremamente sapiente nell'intrecciarsi di segni allungati ma rigorosi nel costruire i volumi proprio attraverso il moltiplicarsi dei tratti paralleli e nel rendere i rapporti luminosi in una trama grafica, che si poneva come l'equivalente della fitta sequenza di intrecci di tocchi e di linee che costituivano il tessuto della pittura divisionista.

     
 
 
 
Ultima Modifica: 14 Novembre 2017