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Scuola secondaria di primo grado "Dante Alighieri" (Classe I B)

 

Arduino Bizzarro - Approfondimenti

 
 

ARDUINO BIZZARRO

(Adria, 1923 - Madonnina di Crea, 1945)

Testimonianza del fratello

Sai, mio fratello lavorava come garzone addetto ai clienti, presso il magazzino di ortofrutta dei Fratelli Sassone, nel ghetto di Casale. Era nato ad Adria in provincia di Rovigo nel 1923.
Lasciarono il Polesine  nel 1927, la famiglia era numerosa, c'erano atre tre sorelle, Caterina, Vittorina, Maria e l'altro mio fratello Vittorino e c'era molta difficoltà a trovare lavoro Arduino venne chiamato alla leva nell'aeronautica, dopo alcuni passaggi ad Asti e nel casalese, abbandonò l'esercito subito dopo l'armistizio dell'8 settembre.In casa, ricordo che si parlava di come reagire, di cosa fare. Vi erano contatti con alcuni operai del setificio Maniseta, fabbrica in via Negri. Mio fratello s'inserì in un gruppo di giovani che intendevano partire per la montagna, per Arcesa, vicino a Brusson in Val d'Ayas. Una vallata della Valle d'Aosta Si diedero appuntamento in piazza Statuto, di fronte alla chiesa dell'Addolorata. Ricordo che mi salutò, con un sorriso. Si trovarono in trenta.
Ad Arcesa, tra il 12 e il 13 dicembre 1943, i partigiani subirono un attacco. Morì il casalese Giuseppe Carrera. In occasione del funerale, celebrato a Casale, Arduino Bizzarro ed altri partigiani furono catturati dalle Brigate Nere. Patì otto mesi di carcere fra Casale, Alessandria, Aosta e le Nuove di Torino.
Il 18 gennaio 1944, il gruppo di partigiani catturati e reclusi per settimane a Casale, venne trasferito alle carceri di Alessandria: 
Mio fratello venne accusato, con gli altri, di essere l'autore di scritte murali infamanti.
Riuscì ad evadere, raggiunse i suoi amici partigiani nella Brigata Garibaldi, operante fra le colline del Monferrato.
Spesso era l'autista della 'Squadra Volante' della Brigata Piacibello, impegnata in rapide perlustrazioni.
"Il 16 febbraio 1945, mio fratello e quattro partigiani procedevano sulla balilla, all'altezza della stazione Serralunga di Crea. Qui, durante una sosta, vennero affrontati da una sessantina di militi della Brigata Nera di Casale.
Completamente accerchiati, mio fratello fu gravemente ferito, rimase privo di sensi a terra, per una mitragliata al ventre. Gli altri partigiani, benché feriti, riuscirono a fuggire.
Mio fratello fu interrogato, rispose gridando 'W l'Italia Libera'. I fascisti lo colpirono con un pugnale, più volte, alla gola e negli occhi.
Ricordo che quando a mia sorella venne permesso di vedere la salma, gli occhi erano coperti da foglie per evitare l'atroce riscontro.
Sulla salma, i fascisti posero un foglio di cartone, con una scritta fatta con il suo sangue 'Così muoiono i banditi'.

 
 

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Ultima Modifica: 25 Luglio 2018