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Ernesto Camurati - Approfondimenti

 
 

ERNESTO CAMURATI

(San Salvatore Monferrato, 1898 - Villadeati, 1944)

Don Ernesto Camurati era nato a San Salvatore Monferrato nel 1898. A 35 anni (nel 1933) aveva iniziato il suo ministero parrocchiale a Villadeati alla parrocchia di San Remigio. Era parroco da 11 anni nel 1944, sufficienti per radicarsi nel territorio e amare la sua gente ed essere riamato. 
Da quando la guerra era iniziata, aveva incominciato a preoccuparsi per i suoi parrocchiani. Poi erano venuti l'Armistizio e la Resistenza. Alla fine di settembre 1944 don Camurati guardava con preoccupazione l'intricato verde e i colli del Tribecco dove sapeva che si trovavano gruppi di partigiani della divisione "Monferrato", che facevano veramente la guerra ai nazi-fascisti. Già una volta era dovuto andare in un casolare in mezzo al bosco per somministrare i sacramenti a due spie dei fascisti condannate a morte e aveva, inutilmente, implorato la grazia per i due sventurati.
Don Camurati era preoccupato per la piega che prendevano gli avvenimenti. Pur non essendo impegnato come altri sacerdoti della zona intorno, egli sapeva che la sua missione gli imponeva di restare vicino al suo gregge per proteggerlo dalla brutale violenza dei tedeschi. Egli aveva notizia del primo comitato di liberazione clandestino nato nella vicina Murisengo, conosceva il comandante della divisione partigiana "Monferrato", Pontini, che aveva quartiere sul Tribecco e temeva per il futuro.
La controguerriglia messa in atto dai tedeschi e dai fascisti per scardinare le forze partigiane e i loro legami con la popolazione civile avevano già dato luttuosi frutti. Il 9 ottobre fu la volta di Villadeati. 
Un testimone oculare, l'avvocato Carlo Schindler, ci offre un quadro preciso del tragico evento.
Nell'estate 1944 il comando della VII divisione "Monferrato" si era trasferito nei boschi intorno a Villadeati. Pochi giorni prima un distaccamento della Monferrato aveva catturato un autocarro tedesco ed era rimasto ucciso un tedesco; l'autista, illeso, fatto prigioniero e trasportato a Villadeati. SI chiamava Ernst ed era un abile meccanico. Riparò gli automezzi del comando, si acquistò la fiducia di tutti tantoché girava liberamente nel paese ben accolto nelle case. Tutto ciò durò circa due mesi. Poi, una notte, Ernst scomparve, raggiunse Casale, si presentò al comando delle S.S. e fece il suo rapporto.
Invano il comando Partigiano di Villadeati ricercò il fuggitivo. Meyer, maggiore della Wehrmacht tedesca, era comandante della piazza Militare di Casale Monferrato nel periodo dell'occupazione nazista. Questo ufficiale fu particolarmente arrogante, violento e disumano, legando il proprio nome ad alcuni dei più tristi episodi della storia monferrina di quel periodo. 
A Casale il maggiore Mayer preparò una spedizione che giunse a Villadeati all'improvviso la mattina del 9 ottobre. Frattanto l'allarme era stato dato in paese e i giovani erano fuggiti, come avveniva in simili circostanze, ed erano rimasti solo gli anziani, le donne e i bambini. Appena giunto, il maggiore Mayer fece radunare tutti gli uomini e ne fece estrarre dieci che dovevano essere fucilati per rappresaglia se entro 12 ore non fossero stati resi noti i nascondigli dei Partigiani. A difendere i suoi parrocchiani sopraggiunse Don Ernesto Camurati. Invano si rivolse al maggiore Mayer facendogli presente che quei padri di famiglia, armati solo dei loro attrezzi di lavoro, non potevano opporsi agli armati di mitra, di qualunque parte fossero. Invano, poiché Ernst accusava implacabile quegli uomini di aver aiutato i partigiani. Don Camurati rivoltosi al maggiore tedesco disse: "Se vi occorre una vittima prendete me e risparmiate questi padri di famiglia". Ma la ferocia del tedesco non si commosse e ordinò che anche il parroco fosse fucilato. All'ultimo momento si accorsero che i condannati già allineati per l'esecuzione erano undici con Don Camurati per cui si decise che l'ultimo della fila a destra avesse salva la vita. Non fu concesso dal Mayer neppure un ultimo colloquio dei condannati con i familiari.
Un secco comando, una scarica, il sacrificio era compiuto. Il parroco non morì subito, ma venne finito con due colpi alla nuca dal maggiore Mayer che, secondo le testimonianze di alcuni congiunti delle vittime, esclamò "Il pastore è duro a morire". Poi vennero finiti anche gli altri con un colpo alla nuca. 
Il 23 ottobre 1944 avvenne una nuova incursione di nazisti per cui una nuova uccisione si aggiunse all'elenco, portando a undici il numero totale delle vittime innocenti di Villadeati.
All'indomani della liberazione, il 9 maggio 1945, il maggiore Mayer venne catturato a Casale Monferrato e ucciso sullo stesso luogo in cui avvenne l'eccidio di ottobre.
Il soldato tedesco fuggito (tale Ernst) che aveva partecipato attivamente alla selezione dei dieci arrestati non venne più rintracciato.
Oggi a Villadeati è presente un monumento alle vittime, nella pizza denominata IX ottobre, dove avvenne l'esecuzione.
Una lapide in memoria di don Camurati è invece presente in Via Goffredo Mameli a Casale Monferrato.

 
 

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Ultima Modifica: 24 Luglio 2018