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scultura raffigurante luigi canina

Progetto Toponomastica - Galeotto del Carretto


Di seguito il testo del monologo presentato in occasione dell'inaugurazione della targa dedicata a Galeotto del Carretto svoltasi sabato 21 ottobre 2017

 

Monologo


La mia vita non è facile da raccontare, nessuna vita lo è ma la mia è particolarmente intensa...almeno ai miei occhi appare così.

Mi chiamo Galeotto, Galeotto Del Carretto e sono nato nel 1455.

Se devo pensare al momento più bello della mia vita, non saprei, ma forse il più stimolante ed emozionante, quello che ha formato il mio animo è stata la mia giovinezza, ho avuto la fortuna di frequentare poeti, uomini dotti, e da questo sono nate occasioni irripetibili.

ecco è l'irripetibilità la cosa che ho più amato della mia vita, gli eventi che ti capitano e non si ripetono, non ho mai amato le cose uguali, la monotonia delle giornate, non ho mai avuto paura dei cambiamenti e delle avventure e me ne sono capitate tante. Occasioni che a ripensarle mi viene nostalgia, ma si sa la nostalgia è qualcosa a cui non ti puoi sottrarre...ma è anche dolce...

Nostalgia della mia giovinezza, quando ho incontrato l'ambiente poetico milanese e ho fatto amicizia con il poeta Piattino Piatti e ho letto i suoi versi che lui stesso mi ha spedito o Gaspare Visconti con il quale ho fatto parte della comitiva ducale che nel dicembre del 1488 si recò a Napoli per prelevare Isabella d'Aragona, promessa sposa di Gian Galeazzo Visconti...ecco i viaggi sono stati una parte importante della mia vita, forse la parte più intensa, nel 1492 ero parte dell'ambasceria inviata a Roma da Ludovico il Moro per felicitare il pontefice appena eletto, Alessandro VI Borgia, una grandissima emozione che mi ha portato a scrivere dei versi per lui e per quell'occasione. La scrittura sì la scrittura è stato come un viaggio per me, è stata la mia grande passione e la vocazione della mia esistenza.

Non saprei descriverla ma nel 1492 in quel viaggio l'ho capito davvero che la poesia e la scrittura mi erano necessari come l'aria che respiravo, la poesia in particolare era la mia forma prediletta. Mi sono allora sbagliato quando ho definito la giovinezza il periodo più importante della mia vita? Forse la scoperta della poesia che è legata alla mia giovinezza ha saputo rendermi felice sempre, in ogni momento anche nello sconforto è stata un balsamo.

Ho avuto molti incarichi alla corte mantovana e questo mi ha fatto conoscere molte persone e apprezzare le sfaccettature umane, c'è stato però un incontro che mi ha segnato profondamente e ha avuto a che fare con la scrittura, è stato l'incontro con Isabella d'Este, una donna coltissima e piena di vita con cui ho iniziato a scambiarmi lettere in cui parlavamo soprattutto di poesia...però la situazione politica del Monferrato era sempre più difficile e dopo la discesa di Carlo VIII, io ero sempre più spesso trattenuto a Casale diviso tra le mie incombenze e la scrittura, diviso a metà. Ma scrivevo e scrivevo tanto, in prosa, la Cronica e le mie poesie liriche di ogni genere, che inviavo, regolarmente alla cara Isabella La mia vita seguiva s'intrecciava con quello che accadeva in Monferrato, un legame indissolubile quello con la mia terra, quando nel 1499, sono discesi ancora una volta i Francesi ho seguito il giovane marchese Guglielmo e il governatore che si erano spinti con l'esercito da Casale a San Salvatore poi li ho accompagnati a Milano nel seguito del nuovo re di Francia Luigi XII. Di tutto quello che mi succedeva scrivevo, era la mia forza, il mio conforto, come vi ho già detto il mio balsamo...

La Storia dell'Italia, la mia vita e la mia scrittura s'intrecciavano e si alimentavano a vicenda, ci sono stati momenti alti e momenti molto bassi, il momento più basso di tutto è stato nei primi anni del '500, nell'età matura della mia vita, non riesco a ricordarlo senza tristezza, se non avessi avuto la poesia forse sarebbe stato ancora peggio, quel momento che tardo a ricordare è quello del mio esilio. Ha rappresentato il punto più doloroso della mia vita, sentivo una nostalgia che non aveva niente di dolce ma che mi toglieva il respiro, il tempo mi sembrava eterno e questo ha segnato anche la mia scrittura di Tempio d'amore, il dramma che stavo scrivendo giorno e notte per non pensare, mi trasformavo completamente in Fileno il personaggio dell'uomo ingiustamente imprigionato e attraverso quello sfogo sopravvive al dolore... Ma tutto finisce e le cose anche le più terribili passano e anche il mio esilio è passato e sono tornato a casa, che mai mi era sembrata così bella e dolce.

Ne sono successe tante altre di cose, tanti altri incarichi, le mie lettere a Isabella in cui ho raccontato quello che mi capitava e che era come viverle, raccontarle intendo mi ha fatto vivere tutto con più intensità, tanti viaggi, le mie opere, la morte di Gglielmo e la vita di Bonifacio IV che ho seguito costantemente fino al terribile momento della sua morte, ero lì e quell'immagine mi segue sempre, dopo un viaggio insieme, era il 6 giugno 1530, eravamo tornati a Casale e un cavallo l'ha travolto. E' stato terribile, indelebile e terribile e ha concluso la mia opera in prosa, la Cronica. 

Poco dopo anche la mia vita è finita, ottobre di quell'anno, ma io ho provato a raccontarla nelle mie opere in tutte le mie opere e spero, ma non lo so, di esserci riuscito.


Segue lettura targa.

 
 










 
 
 
Ultima Modifica: 17 Luglio 2018