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ritratto di clara leardi

Progetto Toponomastica - famiglia Leardi


Di seguito il testo del monologo presentato in occasione dell'inaugurazione della targa dedicata alla famiglia Leardi svoltasi sabato 21 ottobre 2017

 

Monologo (voce femminile)


"Clara, il mio nome l'ho sempre amato, Clara Coconito Di Montiglio, questo è stato il mio nome per molto tempo, Leardi, è arrivato dopo, un cognome che ho amato altrettanto. Giulio Cesare Leardi, mio marito, le mie seconde nozze, quelle da cui è nato Luigi, mio figlio. La mia vita è stata bellissima e tragica, come ogni vita, no forse mi sbaglio ci sono vite che sono solo tragiche, quelle vite vorrei aiutare, ma a questo arriverò tra poco.... io ho avuto bellissimi momenti e momenti strazianti. La nascita di Luigi e la sua morte hanno segnato la mia vita, ma in mezzo c'è stato tutto...non so cosa si dirà di me dopo la mia morte, le tue scelte ti definiscono, l'ho spesso pensato ma mai detto, ho vissuto, ho deciso quello che volevo, quello che voleva Luigi, lasciare una memoria, creare un futuro, trasformare un palazzo, una casa in qualcosa che durasse per sempre, qualcosa che significasse cultura, una scuola, più che una scuola per chi non poteva andare a scuola. Luigi è stato un figlio al di là delle mie aspettative e perderlo, non è mai facile perdere un figlio, ma lui mi aveva donato la speranza per andare avanti e portare avanti i suoi desideri e i suoi sogni...io sono sopravvissuta a mio figlio, ma la memoria di Luigi sopravviverà grazie a quello che costruiremo dopo di noi.

Tocca a me ora portare avanti questo sogno, scrivere un testamento che faccia diventare questo palazzo un luogo che continui a vivere dopo Luigi, dopo di me, dopo tutti noi.

Generosità, non lo so, un'idea di vita oltre ai muri e alle porte, un palazzo che accolga chi vuole studiare, una casa oltre che una scuola, dove tutti questi libri vengano letti, aperti, studiati, dove tutte le nostre opere artistiche vengano viste e vivano.

Un testamento è quello che lascio, è come una lettera al futuro, una lettera a Casale, alla mia città, un palazzo con il nome Leardi che dopo di noi resti più che un palazzo, non riesco a immaginare cosa potrà succedere tra cento anni o tra cento cinquant'anni o addirittura tra duecento, ma mi piacerebbe che questo palazzo avesse visto entrare giovani desiderosi d'imparare e vedesse uscire uomini e donne migliori di come sono entrati, con la conoscenza che non avevano e la voglia di diffonderla.

Il Leardi, un palazzo che diventa vivo, perché popolato, da insegnanti e studenti, da arte e memoria, da cultura e magari scienza, vorrei che fosse pieno di persone che sanno più di me, ma che qualcosa lo hanno imparato grazie a noi. Allora non lo so se è egoismo o generosità ma è il lascito che voleva Luigi.

Un lascito alla città, un palazzo per creare un convitto per chi non ha niente o ha pochissimo ma ha la fame di conoscenza, un lascito con tutte le nostre raccolte librarie e artistiche, perché cos'è un libro se non viene letto? Un lascito di 250.000 lire per l'ospedale Santo spirito di Casale, per curare, perché voglio lasciare questa memoria dei Leardi, di Luigi, la memoria della speranza, la speranza nella medicina, nella scienza e nella conoscenza.

Ho avuto bellissimi momenti e momenti strazianti, pensare e dettare questo testamento è un momento bellissimo, mi fa ricordare la mia vita e la vita di mio figlio, mi fa sentire viva anche se credo ormai mi manchi poco, mi fa vibrare la passione per chi ci sarà dopo, tra dieci, cento, mille anni, riesco a immaginare le voci in questo palazzo e il nome Leardi pronunciato al di là di me, al di là di noi.

Clara, il mio nome l'ho sempre amato ma Leardi che è arrivato dopo vivrà al di là di me. Lo amo per questo perché mi permette d'immaginare un mondo che ora non vedo.

Mi permette di immaginare la mia città viva, senza confini, senza limiti, una città in cui ci sarà un luogo in più dove imparare e dove studiare e immagino Luigi sorridere a questo pensiero. Il dolore di aver perso mio figlio trova sollievo in questo progetto...

Una scuola, un istituto per chi non saprebbe dove studiare, un altro figlio forse per me, un figlio che finalmente mi sopravvive e che potrà durare per sempre, un patrimonio per i poveri, questo detterò a Urbano nel mio testamento, perché voglio che sia come una lettera per la mia città, m'interessano i poveri, i parenti avranno quello che gli spetta ma tutto il resto è per la futura scuola che questo palazzo diventerà, vorrei lasciare qualcosa anche ad Urbano perché non discute, non protesta, ascolta il mio testamento e un paio di volte l'ho scorto sorridere...non tutti reagirebbe così, qualcuno direbbe che sono vecchia e pazza, Urbano no, si limita a scrivere e ascoltare, ma per questo ha protestato e rifiutato, "non voglio nulla, nulla mi spetta...mi darebbe anzi un dispiacere"e ho di nuovo scorto un sorriso...non ho insistito, ma mi rammarico di non avere potuto lasciare altro che memoria a quest'uomo così sensibile e preciso. Urbano Rattazzi, è più che la persona a cui ho dettato il mio testamento è un amico e un complice delle mie memorie.

Vorrei che questo testamento aiutasse le vite tragiche a diventare vite piene e a rivendicare il loro diritto a sapere e a scegliere, attraverso lo studio che strada dare alla loro esistenza.

Sono stanca ora, domani finirò il mio testamento, il. nostro testamento, la memoria dei Leardi, e potrò riprendere a sognare questo futuro che non mi riguarda ma mi riguarda contemporaneamente, nel quale ci sarò senza esserci.

Clara Coconito Di Montiglio Leardi."


Segue lettura targa.

 
 
 
 
Ultima Modifica: 17 Luglio 2018